A Pisa con i sociologi della salute. I nostri dati sono come la polvere delle stelle

Sono all’Università di Pisa, al VI congresso della SISS – la società italiana di sociologia della salute – invitato a parlare di e-Health e Fascicolo Sanitario Elettronico del Cittadino. Pensavo di essere una voce fuori dal coro e invece resto piacevolmente sorpreso. Il congresso è pieno di giovani sociologi che parlano una lingua nuova, quella del welfare (non burocratico) ad alta comunicazione. Ascolto la presentazione di sei Project Work sulla cartella clinica elettronica e il FSE nei grandi ospedali italiani (Università della Magna Grecia), sulla costruzione di un’App per il percorso nascita delle donne in gravidanza (Scuola Superiore di Sant’Anna), sull’utilizzo degli smartphone da parte dei medici di famiglia (Calabria), sull’e-Care e sulla narrazione delle esperienze di malattia. Il Fascicolo Sanitario del cittadino è sulla bocca di tutti mentre fino a un anno fa era un oggetto misterioso per addetti ai lavori, considerato una cosa inutile da non pochi dirigenti della sanità. Sta succedendo qualcosa di importante. Sta cambiando la cultura degli operatori di salute sotto uno straordinario impulso proveniente dai giovani ricercatori e operatori neolaureati. Cominciavo a sentirmi solo e a disperarmi. Intervengo e parlo di nuova cultura del dato ‘nativo digitale’. L’interazione umana tra un medico è un assistito produce direttamente dati digitali. Il medium si dematerializza, come la ricetta rossa dei medici di famiglia. Penso ancora alla straordinaria intuizione di Mcluhan che i sociologi sottovalutano, ma non ne parlo. Riprendo un concetto della nuova fisica di Carlo Rovelli. Viviamo all’interno di un campo dematerializzato di bit, di particelle di informazioni che si muovono attraversando alla velocità della luce le barrire di spazio e tempo  della burocrazia. Se il campo scompare, scompare anche l’interazione tra noi e gli altri; in sanità scompare la nostra storia clinica e quindi la possibilità di essere assistiti. I dati dematerializzati, oggi in bit, domani in quanti, ci seguono per tutta la vita come una cometa densa di informazioni. Sono la nostra stella e sappiamo quanto le stelle siano importanti. Solo oggi la fisica ha scoperto ciò che Einstein aveva solo supposto: lo spazio è generato dalla gravità delle stelle attraverso campi di minuscole particelle ‘spaziali’. Come gli elettroni formano i campi elettromagnetici, i ‘gravitoni’ formano lo spazio. Quando una stella muore e si spegne  una porzione di spazio scompare.  Senza gravità non c’è ne spazio ne tempo. Senza bit non ci sarà la sanità e l’assistenza di domani.

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