Ieri i ragazzi con i grandi alla Scuola Ardigò del Comune di Bologna sui modelli di Welfare

È stata una doppia lezione quella di ieri alla Scuola Achille Ardigò del Comune di Bologna. Lezione dei ‘grandi ‘ – relatori qualificati come G.Nuvolati, M.Rossi Doria e tanti altri – e dei ‘piccoli’, studenti di 3^ media che ci parlano dei loro lavori e assieme delle loro speranze in un mondo migliore. Meno inquinato, meno violento, più rispettoso degli ‘altri’. Ci sono a Bologna 58.000 bambini e ragazzi da 0 a 18 anni, sono il 15% della popolazione e 12.500 di loro sono di origine straniera (22%). Dati importanti. Nel quartiere Bolognina – ci ha ricordato Franco Chiarini – ci sono 4 giovani di origine straniera su 10 ragazzi. Certo non siamo una città ‘giovane’: nascevano 7000 bambini all’anno, poi alla fine degli anni ‘80 le nascite sono scese a 2000, per risalire lentamente, soprattutto grazie alle famiglie immigrate, a 3000. In Italia però non va meglio di Bologna, anche perché, a differenza della Francia dei paesi scandinavi, manca una vera politica di sostegni reali alle famiglie che così devono arrangiarsi ed assistere a sterili contrapposizioni ideologiche tra destra e sinistra. A Bologna però abbiamo voglia di capire e di migliorare, come ha ricordato Marilena Pilati, Vicesindaco. Come? La Scuola Ardigò invita a una riflessione sui cosiddetti ‘modelli di Welfare’. Non possono più essere tradizionali, statalisti, autoreferenziali, con pochi servizi emergenziali calati dall’alto. Per altro si è già andati molto oltre come hanno illustrato Gina Simoni ed Elena Iacucci. Poi c’è l’esigenza di dare veramente la parola ai ragazzi e smetterla di osservare il loro lontano mondo solo con Il cannocchiale delle statistiche e dei Big Dati. Come? Offrendo loro reali opportunità di auto-organizzazione. Consigli di quartiri dei ragazzi con un po’ di poteri reali, ricordandoci che il primo consiglio comunale dei ragazzi nato in Italia alla fine degli anni settanta fu sciolto d’autorità dai ‘grandi’, perché dava fastidio

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