2016 Set
23

È questo il quesito principale, vero, che emerge nel confronto di questi mesi, tra tante chiacchiere sul futuro del servizio sanitario pubblico regionale e nazionale. Non è più tempo di fumosi (e patinati) piani sanitari poliennali che finiscono per adornare le librerie degli uffici pubblici. Il problema delle risorse – di cui scriveva il grande sociologo tedesco Niklas Luhmann in un saggio degli anni 90 – fa i conti con i bisogni di salute dei cittadini (lui, da sociologo dei sistemi, li chiamava ‘pretese’ delle gente, con quel pizzico irriverente di radicamento alla realtà del potere che lo caratterizzava).

Ieri, a Bologna a Cup2000 (Comitato Scientifico) 50 discenti operatori sanitari delle ASL hanno presentato ben 19 progetti innovativi della sanità dell’Emilia Romagna che certamente avranno un effetto ‘razionalizzante’ sulle risors, ma partono dai bisogni dei cittadini e non da quelli della burocrazia. Uno per tutti: un CupAutomatico che ti manda un sms un secondo dopo che il medico ti ha ore prescritto, in formato dematerializzato (come già fa) una visita specialistica e ti dice dove  e quando andare (se poi la data o il posto non ti va bene, vai al Cup a cambiarli). Però, intanto, il sistema informatico (Cupweb) ti fa una proposta basata su un algoritmo che tiene conto delle scelte che hai fatto in passato per prestazioni analoghe. Possibile? Certo, il progetto è stato fatto da due discenti del nostro Corso di Alta Formazione che sono validissimi progettisti e tecnici informatici. Si può realizzarlo in tempi rapidi (già il Veneto lo sta facendo) dando un contributo rivoluzionario alla risoluzione del problema dei tempi di attesa in Emilia Romagna. Questa è innovazione e non solo razionalizzazione.( nella foto la Tavola Rotonda finale dei dirigenti della sanità pubblica e dell’Agenda Digitale che ieri ha discusso i 19 progetti innovativi hightech per la sanità Dell’Emilia Romagna)

 

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scritto da Mauro Moruzzi

2016 Set
22

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scritto da Mauro Moruzzi

2016 Set
20

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scritto da Mauro Moruzzi

2016 Set
18

R

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scritto da Mauro Moruzzi

2016 Set
10

Otto anni fa, il 10 settembre 20o8, ci lasciva Achille Ardigo, il grande sociologo bolognese. La sua è stata una lezione di vita, di studio e di fede sulla irriverenza ai poteri forti nel significato più profondo del Messaggio Evangelico. La cultura ardigoiana – come abbiamo ricordato nel bel convegno di un anno fa (foto) all’Universita di Bologna – è innanzitutto la pratica di vita dell’irriverenza verso il potere contro ogni paura e miseria opportunistica che si annida nell’animo umano.

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scritto da Mauro Moruzzi

2016 Set
07

14-09-2016 ore 18:00BOLOGNA – librerie.coop Zanichelli, Piazza Galvani 1

6O anni fa: il libro bianco di Dossetti

Casa dei pensieri 2016, incontro pubblico 

“60 anni fa: il libro bianco di Dossetti”. All’incontro parteciperanno Domenico Cella, Marco Macciantelli, Mauro Moruzzi e Luigi Pedrazzi; con una video intervista a Paolo Prodi. L’incontro intende riproporre la memoria dell’impegno di Giuseppe Dossetti dal 1955 al 1958 per proporre un’alternativa a Giuseppe Dozza nel governo del comune di Bologna. Dossetti affidò allora ad Achille Ardigò la preparazione del programma amministrativo della sua lista, con numerosi apporti di studiosi amici. Il programma venne presentato agli elettori col titolo “Libro bianco” su Bologna. 

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scritto da Mauro Moruzzi

2016 Set
01

Leggo, con stupore, diversi interventi a favore di un mantenimento del punto di prenotazione elettronicamente Cup Metropolitano nell’Ospedale Sant’Orsola Malpighi di Bologna. La domanda che tutti dovrebbero porsi – politici, amministratori in primis –  è un’altra: perché dovremmo togliere dal più importante ospedale di Bologna la possibilità ai cittadini di prenotare con il Cup Metropolitano una visita o un esame diagnostico? Questa opportunità esiste dal 1990, cioè da quando Bologna, prima in Italia e in Europa, ha realizzato un sistema unificato di prenotazione Cup a dimensione metropolitana (quando ben lontana era la prospettiva della Città Metropolitana!). L’Azienda Ospedaliera S. Orsola M. fu tra le quattro istituzioni che, assieme al Comune di Bologna, il Rizzoli e la Ausl bolognese, parteciparono attivamente al progetto innovativo, poi imitato in tutta le città italiane e perfino in in quelle Europee. Spero vivamente che la proposta di mettere negozi al posto dei punti Cup negli ospedali faccia parte del repertorio estivo. 

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scritto da Mauro Moruzzi

2016 Ago
20

Se rivolgete ai politici questa semplice domanda riceverete i più svariati (e a volte fantasiosi) sproloqui . Eppure la risposta è semplice come la domanda. Nell’ultimo ventennio l’economia mondiale – è quella italiana non fa eccezione – si è letteralmente spezzata in due tronconi: la produzione e la vendita di bit e la produzione e la vendita di atomi. Trovate difficile il concetto? È semplicissimo. Le economie e i distretti industriali  più sviluppati (la Silicon Valley, il distretto informatico di Berlino, quello di Dublino e di Londra, ecc) producono e comnercializzano bit, file che poi diventano oggetti – come l’iPad con cui sto scrivendo questo post – composti di atomi. Non in Italia, ma in Cina o in qualche paese dell’Est Europo. Anche i servizi stanno evolvendo in questa direzione. L’Italia è un paese manifatturiero (l’economia industriale del ‘900, quella del boom economico) che è rimasto in mezzo al guado, tra la produzione de-materializzata di bit e quella materiale di oggetti e di servizi. Quest’ultima ha qui costi del lavoro non compatibili con l’economia globalizzata, quindi le aziende di scarpe o di telai di motorini chiudono. Quella de-materializzata richiede formazione (università altamente tecnologiche) e investimeti che non sono stati fatti, perché la classe politica e burocratica è  novecentesca, legata (anche da interessi) al partito del mattoni (atomi) e delle banche non globalizzate (cioè incapaci di dare servizi all’economia dematerializzata: vedi il Monte dei Paschi, per non dire di tante altre). I giovani italiani non sono disponibili a fare i muratori o gli stradini. Qualche politico pensa di offrire loro posti da cuoco – con a la moda del cibo ‘a chilometro zero’ – ma è un’idea senza futuro. Si laureano e vanno a Berlino ( i più svegli o i più fortunati). Cosa occorre? Un cambiamento vero, culturale (un tempo si chiamava ‘rivoluzione culturale’), partendo dalla pubblica amministrazione e dalla sua burocrazia che, a differenza di quella inglese o americana, non è ancora passata nel mondo di Internet. Non sarà un cambiamento indolore.

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scritto da Mauro Moruzzi