2017 Mar
28

Dati elettronici e Big Data rivoluzionavano la sanità. Domani in Regione Lombardia. 

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scritto da Mauro Moruzzi

2017 Mar
25

Corriere delle Comunicazioni, Quotidiano on line dell’Economia Digitale.
L’ANALISI

Il docente del Polimi e direttore scientifico di P4i sull’accordo tra Governo-Regioni-Comuni: “Il rischio è che le società siano spinte verso aggregazioni con realtà che non si occupano di digitale per evitare la tagliola”. La sfida? “Valorizzare il ruolo di collante tra territori e Stato”

di Federica Meta


“L’accordo trovato tra Governo-Regioni e Comuni sulle in house rischia di determinare uno snaturamento della missione di queste società, soprattutto quelle dell’IT”. Mariano Corso, docente di Leadership and innovation al Politecnico di Milano e direttore scientifico di P4i-partners for innovation, boccia l’intesa che mette la tagliola su 3mila in house, tra cui quelle dell’innovazione.

A preoccupare Corso soprattutto la “costrizione” all’aggregazione. “C’è il rischio che alcune società, per evitare la tagliola – spiega l’esperto – decidano di aggregare, incorporando anche società pubbliche che si occupano di altro, per evitare di scomparire. D’altronde è già successo con l’operazione LazioCrea, la nuova società della Regione Lazio, che ha unito Lait (attiva nell’Ict) e Lazio Service (nei servizi). Due aziende pubbliche che svolgevano attività molto diverse tra loro e per le quali l’integrazione non funziona: le strategie dei servizi Ict non possono essere le stesse che per altri tipi di servizi”.

“Stesso discorso – prosegue Corso – per Lombardia Informatica che ha inglobato la centrale di acquisti della Regione. Ma non funziona così: comprare Ict non è uguale a comprare altri beni. In questo modo si snatura la caratteristiche stessa delle in house Ict, con impatti negativi sui processi di digitalizzazione dei territorii. La sfida è dunque quella di valorizzare la missione IT di queste aziende. “Le in house costituiscono una risorsa fondamentale al servizio di una corretta e coerente digitalizzazione del Paese. Le grandi sfide dell’Agenda Digitale non potranno attuarsi in assenza di un forte committment di Regioni e Province Autonome – puntualizza Corso – Le in house possono costituire non solo il braccio attuativo sul territorio, ma anche quell’elemento di coesione capace di favorire il raccordo tra diverse iniziative regionali e tra queste e l’azione del Governo e della Agenzia per l’Italia Digitale. Per svolgere questo ruolo le società in house si stanno attrezzando, adottando modelli organizzativi più efficaci con l’obiettivo di diventare un vero e proprio ponte tra le esigenze di innovazione e trasformazione digitale delle PA e le capacità ed opportunità tecnologiche presenti sul mercato”. 

Link: Corriere delle Comunicaziini

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scritto da Mauro Moruzzi

2017 Mar
24

Oggi PolitecnicoMi- AssinterAcademy: Lombardia (Lispa), Veneto (Arsenal) e Emilia R. (Cup2000) presentano gli sviluppi del FSE: le tre regioni con le loro in house stanno trainando l’innovazione digitale nella sanità italiana. Occorre fare Network e diffondere queste esperienze in tutte le regioni italiani. Gli Innovation Lab di AssinterCademy come formula di diffusione dell’innovazione. Occorre una nuova governance dell’Innovazione eHealth in sanità 
Marco Pantera (Lombardia informatica) e Federica Sandri (Arsenal) al Workshop Politecnico Assinter Academy. 

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scritto da Mauro Moruzzi

2017 Mar
24

Oggi al Politecnico di Mi. Corso Assinter Academy. La spesa digitale in sanità è 1,1% della spesa sanitaria e non cresce dal 2011. Oggi Lezione di Mariano Corso e mia su eHealth in Italia. Il sistema sanitario italiano rischia di bloccarsi per mancanza di innovazione, mentre tutto cambia ( bomba demografica, domanda di salute in drammatica crescita, crisi finanziaria del welfare assistenziale). Il modello novecentesco di sanità ‘reattiva’ e non ‘pro – attiva’ non regge. 

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scritto da Mauro Moruzzi

2017 Mar
22

Il Fascicolo Sanitario e Cup2000. Scrive su questo Blog Gianluca “Caro professore, ho da poco fatto il fascicolo elettronico e seguo con interesse il suo blog e le iniziative della fondazione Ardigò. Ho però qualche domanda da farle. Perché nessuna delle le persone che qui conosco sa che il fascicolo esiste? Perchè neanche i medici sono stati informati?Inoltre ho sentito dire agli sportelli del Cup che la società che gestisce il tutto potrebbe chiudere. Cosa succederà quindi? Mi rivolgo a lei perché sapere cosa ne pensa. La ringrazio.G. Rava, Anzola”. Sulla diffusione del Fascicolo in Emilia Romagna ho già scritto più volte. Intanto vedo dal bel sito di Cup2000 (rinnovato di recente, http://www.cup2000.it/ ), che le richieste di attivazione del FSE da parte cittadini superano le 400.000. Sono ancora pochi rispetto agli oltre 4 milioni di abitanti della regione, ma sono comunque tante (e tantissime rispetto alla situazione italiana). Qualcosa si sta muovendo. Certo, si potrebbe far di più perché l’FSE è una realizzazione rivoluzionaria in sanità e soprattutto anti-burocratica. Sul futuro di Cup20000 – la società che gestisce il Cup e ha realizzato il Fascicolo del Cittadino – il discorso è diverso. Come è noto questa azienda è stata co-fondata diversi anni fa da Achille Ardigò e da me, per svolgere la funzione di ‘soggetto terzo’ tra la burocrazia sanitaria e i cittadini (a garanzia di questi ultimi) e creare un ponte di comunicazione diretto tra paziente e medico curante. Su questo tema, tipicamente ardigoiano – il soggetto terzo – ho scritto di recente un saggio pubblicato dall’Editore Franco Angeli nel libro ‘Ardigo nelle attività istituzionali’ (2017). Cup2000, nel corso degli anni è diventata il punto di riferimento culturale e progettuale nazionale di una sanità Smart di generazione Internet, che mette il cittadino al centro. È sempre stata economicamente in attivo,  ha creato il Cup di Bologna metropolitano, ha inventato il Fascicolo Sanitario Elettronico. Oggi siamo in una fase in cui questo ruolo ‘terzo’ è a rischio, nonostante la progettualità innovativa e l’intensa attività scientifica, seguita direttamente da oltre due anni da un Comitato Scientifico estremamente qualificato, che ho avuto l’onore di presiedere dopo Achille Ardigò. Attualmente sono in corso progetti che interessano il futuro della sanità digitale e del welfare dell’Emilia Romagna, come l’Ospedale Digitale – in collaborazione con l’Università di Bologna – e il Distretto del Welfare elettronico, la diffusione del FSE nelle scuole, l’alta formazione eHealth dei quadri dirigenziali delle ASL. Sarà possibile portare ancora avanti questi progetti? Dare una nuova mission alla società come driver di un nuovo modello di sanità ad alta comunicazione centrato sul paziente? Molto dipende dalle scelte che faranno i Soci e primis la Regione Emilia Romagna e dalle competenze messe in campo, che non potranno che essere – come è avvenuto in altre regioni – di altissimo valore professionale. 

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scritto da Mauro Moruzzi

2017 Mar
21

L’Università di Bologna ha finalmente un Magnifico Rettore moderno, che accetta la sfida dei tempi di Internet, come si può leggere da questo articolo di oggi de LaRepubblica Bologna. Purtroppo questo vento di modernatà non è ancora penetrato in tutti gli interstizi polverosi è in molti meandri corporativi dell’Accademia. Anche il modernissimo lascito culturale, socio-tecnico, di Achille Ardigò, che aveva portato Bologna ad essere un polo internazionale della Sociologia, è stato drammaticamente trascurato. Ritorneremo presto, come Associazione Achille Ardigò, su questo punto. 

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scritto da Mauro Moruzzi

2017 Mar
18

La Carta di Salerno in versione integrale: il nuovo corso dell’eHealth del FSE in Italia.

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scritto da Mauro Moruzzi

2017 Mar
17

C’è molta attesa per la Testimonianza del Presidente della Regione Emilia Romagna Bonaccini alla Scuola dei Diritti Achille Ardigò. La Regione è il principale ente di riferimento per la gestione della sanità e i Diritti dei Cittadini in ambito sanitario hanno un grande peso. Poi molte persone vogliono un rapporto diretto sui loro problemi – liste di attesa per visite, esami, interventi chirurgici, funzionamento dei Cup, ecc. – con chi ha la rappresentanza politica diretta, con chi è stato eletto direttamente dalla gente (Sindaci, Presidenti di Regione), perché sono stanchi della burocrazia e delle intermediazioni burocratiche, che spesso si manifestano in modo arrogante. Anche Achille Ardigò riteneva che chi è stato eletto direttamente dagli elettori (e non ‘nominato’ dalla politica) abbia un diritto-dovere di confrontarsi direttamente con i cittadini. Siamo alla terza lezione (su 13!) della Scuola e già sono emersi un mare di problemi e opportunità. Don Matteo, il nostro Arcivescovo, ci ha ricordato i Diritti degli Ultimi anche a garanzia di quelli di tutti noi; il Sindaco Merola si è spinto oltre, dicendo che non basta occuparsi degli Ultimi e che occorre un nuovo Welfare di Comunità, citando espressamente Ardigò (e anche il contributo che da e potrebbe dare l’Associazione in questo progetto). Il tema della sanità è più delicato, investe una spesa enorme, molto superiore a tutta quella dei Comuni messi assieme; qui c’è storicamente un sistema partecipativo debole (a differenza dei Comuni e delle Circoscrizioni) che lascia molto spazio alla burocrazia; e anche i medici, non solo i cittadini, soffrono di questa carenza. La figura del medico curante è socialmente importante: il medico di famiglia, il chirurgo, il medico specialista. Il buon medico è sempre con la persona, con i cittadini, a differenza della burocrazia. Ardigò vedeva nel rapporto diretto tra una persona che soffre è un medico che tenta di aiutarla, la cellula di base di tutto l’edificio del sistema sanitario. Il ‘di più’ diceva, scherzando, ‘ce lo mette il diavolo’. Ovviamente quest’ultima era una metafora, però non dimentichiamo che quasi tutti i regimi dittatoriali hanno perseguitato i medici (oltre ai cittadini). Vi ricordate il romanzo di Aleksander Solženicyn ‘Divisione Cancro’, ambientato a Taskent negli anni 50 del ‘900, dove lui, malato di tumore e deportato dal regime comunista, fu curato in un ospedale siberiano. Quel romanzo, del più grande scrittore russo dopo Tolstoi e Dostoevskij, premio Nobel per la letteratura, è un monumento ai medici e alla loro difficile attività, spesso ostacolata dai potenti. Era il  lontano 1953  e Stalin, poco prima di morire di un infarto che nessuno si azzardò a curare,  aveva appena lanciato la campagna contro ‘il complotto dei camici bianchi’, accusando quasi tutti i medici dell’Unione Sovietica di essere al servizio della CIA, con arresti e deportazione di massa. Altri tempi, ma la storia insegna tante cose. L’altra sera sera ad Asmara, in Eritrea, ho avuto l’onore di avere a cena a casa mia (cena frugale!) cinque medici ortopedici del Rizzoli e dell’Asl di Bologna, tra i quali l’amico Prosperi, che da anni usano le loro ferie – come ho già scritto – per stare come volontari nella sala operatoria di pediatria del vecchio ospedale Regina Elena (oggi Orotà). Questi sono i nostri medici bolognesi! Cittadini e medici curanti – questa aggettivizzazione era cara a Cesare Maltoni, in grande oncologo bolognese per distinguere chi sta in corsia e chi dietro una scrivania – assieme per i diritti della gente, l’intersoggettività positiva, empatia, sognata da Achille Ardigò è oggi dalla sua Scuola.

 

Invito-23-marzo

 

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scritto da Mauro Moruzzi