2017 Set
15

Scuola dei Diritti Achille Ardigò: un momento delle belle lezioni dei prof. Cesareo e Gosetti. Ieri alla Misericordia di Bologna. I problemi della città multietnica e dell’accesso al lavoro per i giovani possono essere risolti con politiche innovative. L’esempio di Amsterdam. 

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scritto da Mauro Moruzzi

2017 Set
08

Ritornoa,con l’Autunno, La Scuola dei Diritti dei Cittadini Achille Ardigò: appuntamento giovedì 14 settembre con i professori Vincenzo Cesareo (Univesità Cattolica di Milano) e Giorgio Gosetti  ((Università di Verona) sui temi dell’immigrazione e del lavoro

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scritto da Mauro Moruzzi

2017 Set
03

L’Articolo del giorno/QN/ la sala operatoria è Robotizzata. Quindi è necessario digitalizzare tutto il percorso clinico del paziente. Se l’ospedale non è digitale l’intelligenza artificiale non può essere applicata alla cura. I Robot si nutrono di bit!

Sotto Quotidiano Nazionale Milano del 3 settembre, pag 53

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scritto da Mauro Moruzzi

2017 Ago
29

L’articolo del giorno/Italia Oggi/ il FSE tra Centro e Regioni. Nel nuovo decreto che regola il Fascicolo Sanitario Elettronico c’è una certa confusione tra controllo della spesa sanitaria e della salute del cittadino 

Sotto Italia Oggi 28 agosto

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scritto da Mauro Moruzzi

2017 Ago
25

L’Articolo del giorno/Italia Oggi/Parte finalmente il FSE?. Con l’ultima legge di Bilancio e i relativi decreti attuativi si vuol rilanciare il Fascicolo Sanitario Elettronico in Italia. Ma non era già legge dal 2013 (agosto, Decreto del Fare di Letta)? Si, era già legge e le Regioni dovevano attivarlo entro il 2015. Poi il Ministero della Sanità ha impiegato due anni a varare un decreto attuativo e molte Regioni (con la lodevole eccezione di Emilia R., Lombardia, Trentino, Valle D’Aosta, parzialmente Veneto) non sono arrivate all’appuntamento. Alcune, come Campania, Sicilia, Calabria, Alto Adige, non hanno fatto nulla, altre hanno fatto poco. Il nuovo decreto accentra competenze in parte prima affidate alle Regioni e assegna un ruolo centrale al Ministero dell’Economiae delle Finanze (Mef). È la strada giusta? Nel mio libro Smart zHealth (in libreria dal 21 settembre) porto elementi non favorevoli a questo accentramento. In Inghilterra non ha funzionato. Ma non v’è dubbio che le Regiini hanno perso un’occasione importante per essere protagoniste dell’innovazione in sanità. 

Italia Oggi di Mercoledì 

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scritto da Mauro Moruzzi

2017 Ago
20

L’Articolo del giorno/Quotidiano Nazionale/ Servono i Super compiuter in sanità? È noto che l’IBM (che da molti anni investe nel super compiuter Watson e che oggi ha impiantato una sezione del progetto nell’ex sede dell’Expo di Milano, dopo l’accordo entusiasta di Renzi nel suo viaggio in Usa) ha sempre avuto una cultura Hard della Rete e di Internet. In fondo, lei, ha veduto hardware a tutto il mondo, soprattutto prima di Internet, perfino ai tedeschi per le macchine schedatrici degli ebrei. La notizia di oggi però è ingannevole. Si potrebbe presumere che mettendo tutte le informazioni cliniche che è possibile raccogliere sui tumori in un grande scatolone di un super compiuter, quello sputa fuori la risposta, il quesito diagnostico. In effetti un tempo si ragionava così e anche l’IBM pensava questo. Poi è arrivato Internet, il web – nel mio nuovo libro Smart Health troverete in cosa il web si differenzia da Internet – e la cultura eHealth della Rete e tutto è cambiato. Non è lo scatolone che conserva tutte i dati del mondo, ma  è il cyberspazio di Internet composto di miliardi di ‘scatolini’ (nodi tecno-umani fatti da un PC e da una persona: un medico, un paziente) a conservare e a distribuire le informazioni. Un esempio: il nostro Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), dove conserviamo la storia clinica e farmacologica della nostra vita, non contiene nulla: è un elenco telefonico di indirizzi (www. ..) dei server che contengono i nostri referti medici sparsi per una regione e poi per l’Europa. Anche Wotson, se vuole funzionare in rete, è la stessa cosa. Potrebbe quindi dimagrire da subito da scatolone a scatolina.

Quotidiano Nazionale, Milano, pag. 21

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scritto da Mauro Moruzzi

2017 Ago
19

L’Articolo del giorno/il Piccolo di Trieste/la Sanità Virtuale. È un articolo per gli appassionati di Sanità Digitale e Virtuale. Spesso si fa confusione tra i due termini, anche in ambito accademico.  Capita così – come è capitato a me in un summit di luglio con autorevolissimi docenti dell’Università di Bologna –  di sentire cose fantasiose e anche qualche stupiddaggine. La Sanità Virtuale – come ho cercato di spiegare nel mio ultimo libro Smart Health, in libreria per l’Editore Franco Angeli dal 21 settembre –  è quella che illustra l’articolo del Piccolo di Trieste: applicare su un paziente digitale  (attenzione: non irreale, ma ricostruito attraverso una dematerializzazione di tutti i dati del suo corpo e della sua malattia) una cura virtuale, calcolando, con il potere tecnologico di simulazione del computer, gli effetti clinici. Un tempo, i sovrani sospettosi, prima di assaggiare un cibo lo davano al gatto. Oggi, prima di iniettare un farmaco -ad esempio una molecola contro il tumore – lo si sperimenta sul corpo digitale, de-materializzato. Su un ologramma che possiede tutte le informazioni di quel corpo reale, a patire dal DNA. Questa è la virtualizzazione che porta all’Ospedale Virtuale: l’ospedale del futuro. La sanità  digitale è solo la fase propedeutica di quella virtuale, cioè  la riduzione in bit o byte (otto bit) di tutte le informazioni cliniche sul paziente (de-materializzazione). Una medicina personalizzata, più efficace, meno dispendiosa, richiede una sanità de-materializzata e Virtuale. Difficile da far capire in tempi ancora di cultura (e politica) novecentesca, basata sul business delle costruzioni ospedaliere. 

Il Piccolo di Trieste del 19 agosto, pag 15

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scritto da Mauro Moruzzi

2017 Ago
17

L’Articolo del giorno/Panorama/un chip sottopelle per i dipendenti (USA). È quello istallato dalla Three Square Market del Wisconsin a tutti i suoi dipendenti (consenzienti). Apre automaticamente le porte, attiva la macchina del caffè, il pc,  ecc.. Anche il mio gatto ce l’ha per aprire automaticamente la gattarola che dà sul terrazzo dei tetti di via San Vitale (e che non lascia così passare gatti ‘stranieri’ di via Benedetto XIV , ma non attiva la macchina del caffè) . A parte le battute, il cyborg, cioè l’inserimento di componenti tecnologiche all’interno del corpo umano è una realtà innegabile che caratterizzerà il futuro dell’umanità. Dopo il sapiens e il salienti-sapiens, l’uomo sarà sempre più bionico. Gli occhiali da vista che portiamo con le stanghette sulle orecchie, inventate da un londinese nel 1700, non sono meno invasivi di un chip sottopelle grande come un chicco di grano. L’ortopedia fa già grande uso di materiali metallici rafforzativi dello scheletro umano. Il chip è un salto di qualità: comunica, emette bit, oggi non pochi, domani tantissimi. Posso dire a chiunque mi intercetti con lo Smart Phone chi sono in mezzo alla gente, per strada, raccontare la mia storia, i miei desideri. È quello che fa già il mio abbigliamento. Come spiegare diversamente l’esplosione dei tatuaggi (gli ultimi, a la mode, sono testi scritti, veri messaggi). Qualcuno storce il naso, forse anch’io. C’è il rischio che diventi un  braccialetto elettronico per nuovi carcerati. Ma non è già così con le carte di credito e quella tavoletta, il cellullare appunto, che abbiamo sempre in tasca? Voglio ricordare poi, agli scettici, che l’uomo trovato ghiacciato sulle Alpi Venoste qualche decennio fa, vecchio di cinquemila anni, aveva cinquantotto tattuaggi sul corpo.  È stava scappando, perché è stato ucciso da una freccia che lo ha colpito alla spalla. 

Sotto: Panorama del 17 agosto

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scritto da Mauro Moruzzi