2013 Nov
01

L’altra settimana sono andato a fare un esame del sangue al poliambulatorio Montebello di Bologna, prenotato con il Cup Metropolitano. L’appuntamento era alle 8.30. Sono entrato puntuale e sono uscito dopo il prelievo alle 8.46: 16 minuti in tutto! Al Bar tra via Montebello e via dei Mille ho incontrato casualmente due amici – Ermanno Tarozzi e Maddalena Donà dalle Rose, il primo attivo su Facebook – anche loro lì con una prenotazione di esame al Cup. Assieme abbiamo commentato favorevolmente l’accaduto. Ci siamo ricordati quanto, nei bei tempi passati della sanità bolognese senza il Cup, ci si alzava alle cinque del mattino per andare a prendere il numero allo sportello e si attendeva per ore, al freddo, di venir chiamati per un prelievo: lo chiamavano ‘accesso diretto’.
È difficile trovare nella sanità pubblica e nella pubblica amministrazione italiana qualcosa che funzioni meglio del Cup Metropolitano di Bologna.
Ogni commento ulteriore è superfluo.

scritto da Mauro Moruzzi

2013 Ott
26

Nell’abito della riorganizzazione della società Cup2000 c’è stato un confronto, anche in Consiglio Regionale, sul costo delle prenotazioni al Cup di Bologna gestito da Cup2000. Sono state riportate cifre inesatte, del tutto superiori a quelle reali.
Riporto di seguito questo costo sostenuto dalle Asl, calcolato sulla base delle fatture emesse dalla società in linea con i contratti stipulati con le stesse aziende sanitarie e riferiti all’ultimo anno di attività ( tutta la documentazione è a disposizione presso Cup2000 per chiunque voglia verificare i dati).
Il costo unitario delle operazioni sugli sportelli di Bologna città a gestione CUP 2000 è pari a € 2,90 +IVA, mentre le operazioni di call center hanno un costo unitario di € 2,02 +IVA.
Spesso sono operazione di notevole complessità e durata come ricerca di prestazioni particolari, rimborsi, operazioni di anagrafe (dal 2013, anche l’iscrizione all’anagrafe degli stranieri),
Il corrispettivo che le aziende sanitarie pagano per una prenotazione in farmacie è di € 2,40 +IVA (con una previsione di incremento a €2,60 +IVA). Si tenga conto che le farmacie spesso rimandano però gli utenti agli sportelli Cup per operazioni complesse o a causa di errori.
Questi costi di Cup2000 sono in genere più bassi di quelli praticati dal mercato: l’ ultima gara pubblica per l’assegnazione di attività di prenotazioni di call center Cup nella regione Friuli-Venezia Giulia è stata vinta da una ditta privata al prezzo di 3.6 euro a prenotazione. Analoghi i confronti con la Regione Umbria e Lazio e Toscana.
La qualità del servizio bolognese è invece, a giudizi unanimi e sopratutto dei cittadini, nettamente superiore.
Se si considera tutta la mole di prestazioni ottenute e operazioni effettuate dai cittadini in un anno sul Cup Metropolitano di Bologna( circa 15 milioni di prestazioni ottenute) si arriva a poco più di un euro per prestazione prenotata o operazione effettuata, comprensiva dei costi informaci e organizzativi del sistema.

scritto da Mauro Moruzzi

2013 Set
19

Leggo sulla pagina di Roma de La Repubblica:

“Abbatteremo le attese per le prestazioni”. Parola del governatore Nicola Zingaretti. Dal 2014, la Regione si metterà in regola con le prescrizioni di legge: visite specialistiche urgenti in 72 ore; le altre in 30 giorni; esami diagnostici entro due mesi. Intanto, in lista di attesa si può anche morire aspettando fino a più di un anno per un esame diagnostico quando non si incappa in centri di prenotazione pubblici con gli appuntamenti bloccati. Ma è solo la punta emergente del disastro della sanità regionale incapace da un tre anni in qua di garantire ai 5,7 milioni di cittadini i livelli essenziali di assistenza e una tregua contributiva: l’aliquota Irpef e l’addizionale Irap ai livelli massimi, fanno dei contribuenti del Lazio i più tartassati d’Italia.

L’obiettivo è sfoltire le lunghe liste d’attesa per visite ed esami diagnostici nel servizio sanitario regionale e ridisegnare l’interno comparto. Uno dei nodi, almeno fino ad oggi, più difficili da sbrogliare. Per riuscirci, la Regione mette in campo il “Piano per il governo delle liste d’attesa”, un programma articolato che entrerà in vigore dal primo gennaio del 2014. A partire da quella data, infatti, nelle intenzioni della Regione, le prestazioni saranno divise in quattro tipologie, contraddistinte da altrettanti codici a seconda della priorità e quindi della gravità. Si andrà da quello “urgente” (esami entro 72 ore) al “breve” (entro 10 giorni), al differibile (30 giorni per le60 per gli accertamenti) fino al “programmato”. Una “rivoluzione”che inizierà dal proprio medico di famiglia o dallo specialista, ai quali toccherà il compito di assegnare alla prescrizione uno dei quattro codici di priorità.

Altra novità: il potenziamento del Recup, il sistema unico regionale di prenotazione delle visite (che sarà rimesso a bando, prima della fine del 2013, dopo undici anni di gestione da parte della cooperativa Capodarco). Il servizio prenotazioni per ora non comprende le strutture private accreditate, che gestiscono direttamente i loro appuntamenti (e coprono quasi la metà dei 27 milioni di prestazioni erogate ogni anno). Invece, dal primo gennaio prossimo, pubblici e privati dovranno mettere a disposizione del Recup il 60 per cento delle loro agende. Una manovra che permetterà di utilizzare le strutture accreditate per visite ed esami una volta esauriti i posti nella sanità pubblica.

Non solo: le macchine per la risonanza magnetica, la tac e tutti gli strumenti diagnostici di ultima generazione saranno messi a disposizione dei pazienti per tutto il giorno e dal lunedì al sabato (compatibilmente con i costi previsti dal piano di rientro dal deficit) reperendo il personale necessario attraverso lo sblocco del turn over, che sarà discusso ai primi di ottobre con il governo.
Altro punto, il controllo diretto e la limitazione dell’intramoenia per eliminare il divario quantitativo (e di attesa) tra le visite prenotate in via ordinaria e quelle a pagamento. Ma a finire sotto la lente d’ingrandimento saranno anche i direttori generali di Asl e ospedali: per loro tra i criteri di valutazione ci sarà anche il rispetto dei tempi.

Insomma: quella a cui punta il presidente Nicola Zingaretti è una riorganizzazione totale: “È la prima volta che la Regione presenta un piano di questa complessità contro le liste d’attesa – ha spiegato – Negli ultimi anni, i tagli hanno ridotto l’offerta dei servizi, è mancata la volontà di gestire gli effetti del piano di rientro: è un lavoro complesso, ma possibile perché abbiamo le idee chiare”. Insomma, per usare le parole che lo stesso Zingaretti ha postato poi su Facebook, la Regione “dichiara guerra alle liste d’attesa”. Tanto da ottenere, ieri, il plauso dei sindacati, di alcune federazioni di categoria e della maggioranza alla Pisana. Ma anche una richiesta: “Ci auguriamo – ha commentato Maurizio Marotta, presidente di Capodarco – che il nuovo bando del Recup tenga conto della realtà della cooperativa e dei suoi 600 lavoratori, di cui 230 disabili. Speriamo che il servizio non venga delocalizzato e che vengano salvaguardati i posti di lavoro”,.

Ecco il mio articolo apparso oggi su la Repubblica Bologna

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scritto da Mauro Moruzzi

2013 Set
05

C’è una discussione in corso sul ruolo che svolgono gli sportellisti Cup. È quando si parla di sportellisti si intende, a Bologna, ovviamente quelli di Cup 2000.
Sono presenti in quasi tutti gli ospedali e in molti ambulatori, dove c’è un punto di prenotazione di visite ed esami, ma anche nei call center, negli help desk, nei back office; nella ribalta come dietro le quinte, a contatto con i cittadini e con i medici e il mondo della sanità.
Questa rete di operatori riceve o serve ogni giorno fino a 15000 persone svolgendo miglia di operazioni di prenotazione, di assistenza, fornendo consigli, sostegno, perfino morale.
In sostanza ‘mettendoci la faccia’ davanti ai cittadini – non sempre soddisfatti dei tempi di attesa della sanità – per conto delle aziende sanitarie.
Nei punti Cup arriva una massa enorme di persone sofferenti, tantissimi anziani, gente che, soprattutto in tempo di crisi, non ha mezzi per pagarsi una visita medica privata e spesso non sa dove andare.
Il compito di questi operatori, come abbiamo già detto su questo blog, non è facile. A volte si ritrovano tra l’incudine e il martello, tra la sanità – dove i tempi di attesa per una visita possono essere di mesi e anche più – e i cittadini, che hanno problemi di salute e non sempre possono accedere a prestazioni a pagamento.
Possono essere sostituiti dalla tecnologia informatica? Sono sufficienti le farmacie per prenotare, anche se hanno un costo significativo? Basta il personale delle aziende sanitarie, dell’URP?
In sostanza, in tempi di crisi e di Spending Review, questi sportellisti sono un lusso?
Non è così. Il loro costo è contenuto rispetto all’enorme spesa sanitaria e quello che danno è tantissimo.
Forse, tra qualche anno, quando tutti avranno il Fascicolo Sanitario Elettronico e la sanità sarà veramente entrata nell’era di Internet – un passaggio non facile e non indolore che fa molto discutere e che è il cavallo di battaglia di Cup2000 – il ruolo di questi operatori cambierà, ma non sparirà.
Li troveremo più negli help desk, nell’assistenza on line agli utenti, nei call contact center vocali.
In sostanza, continueranno a parlare con gli utenti in altra maniera
È un cambiamento che, per altro, Cup2000 sta già programmando assieme alle aziende sanitarie.
Ma il loro ruolo è essenziale per far funzionare la grande macchine che rende trasparente ed efficiente l’accesso al mondo della sanità, delle cure: il Cup Metropolitano.
A meno ché non si pensi ad un irrealistico ritorno al passato, dove ogni ospedale, ogni ambulatorio gestiva le cose per proprio conto.
Stupisce – lo dico con amarezza – che mentre il progetto Cup ha conquistato l’Italia e l’Europa, ci siano ancora, anche in Emilia Romagna, settori di burocrazia sanitaria che ritengono il Cup metropolitano di Bologna inutile e solo costoso.
La politica dovrebbe a tal proposito interrogarsi e prendere lezione dal Sindaco Renzi Imbeni che, come ho già ricordato, si recò di persona al Policlinico Sant’Orsola per convincere i medici ad adottare il Cup come innovazione ‘dalla parte dei cittadini’ e per una sanità trasparente.
Perfino le direttive del Governo ( Agenda Digitale) affermano che i Cup sono essenziali e quasi tutte le Regioni italiane (al pari di quelle europee: si veda l’Inghilterra) si sono dotate di uno strumento ‘terzo’ per gestire le prenotazioni elettroniche.
Infatti, solo uno strumento terzo, di natura tecnologica come Cup2000, può garantire per tutti – cittadini, aziende sanitarie, istituzioni locali, centri per i diritti del malato, sindacati, ecc – l’attendibilità dei dati sulle liste di attesa e quindi la trasparenza per l”accesso, oggi particolarmente importante in tempi di crisi.
Achille Ardigò – che ricorderemo martedì mattina con un convegno a Cup2000 – riteneva essenziale questo ruolo ‘terzo’ di garanzia, di valore tecnologico e scientifico.
Se il Cup metropolitano di Bologna ha fatto scuola in Italia e perfino in Europa, diventando un obiettivo essenziale della sanità riformata, i cosiddetti sportellisti, pur lavorano con software tecnologicamente avanzati, sono la parte viva, umana del sistema.
La tecnologia senza i servizi per i cittadini vale ben poco.
Non si può ritornare indietro.
Si può fare meglio, ad esempio mettendo una percentuale maggiore di prestazioni prenotabili nel sistema Cup (oggi, complessivamente, il Cup gestisce solo la metà delle prestazioni erogate a Bologna). Occorre rafforzare la circolarità tra Cup e i diversi sistemi informatici interni alle aziende sanitarie. Molte prenotazioni possono essere fatte direttamente dal medico per una seconda visita di controllo, per altro utilizzando sempre la tecnologia del CupM. Si può e si devono potenziare i canali paralleli e gradualmente sostitutivi come il Cal Center, il Cupweb, il pagamento OnLine presenti nel FSE.

Così i tempi di attesa si abbassano e, forse, si può spendere meno comprando meno prestazioni dalla sanità privata. La trasparenza è garantita.

scritto da Mauro Moruzzi

2013 Feb
19

Un tecnico del sistema Cup mi ha fatto osservare che nel mio ultimo scritto sul Blog ‘Renzo Imbeni al Cup’ c’era un vistoso errore: non sono 30 milioni le prenotazioni di visite e esami di sanità fatte elettronicamente in 20 anni dal Cup Metropolitano di Bologna, ma ben 300 milioni in quanto la media è stata di 15 milioni all’anno. Ho provveduto a correggere l’errore che era di battitura. Questo dato conferma che il sistema, oggi su Internet con il Cup Web regionale, è uno dei più grandi e importanti del mondo, imitato dal NHS inglese con il più recente Choose Booking, il Cup della Gran Bretagna.

scritto da Mauro Moruzzi

2013 Feb
17

Rovistando in un vecchio cassetto ho trovato quattro foto del gennaio 1990. Si vede il Sindaco Renzo Imbeni che dopo aver inaugurato il Cup di Bologna, fa la prima prenotazione elettronica di una visita medica allo sportello con la CupCard. La tessera magnetica, con il simbolo di San Petronio, era stata distribuita dal Comune a tutti i cittadini nel Natale del 1989. Il Sindaco stava effettuando la prima delle 300 milioni di prenotazioni che con questo straordinario servizio sarebbero state fatte nei venti anni successivi.
All”inaugurazione della ‘Palazzina Cup’ del Sant’Orsola erano anche presenti, come si vede, l’ex Sindaco Renato Zangheri e Mario Zanetti, allora direttore dell’ospedale San Orsola Malpighi. Dal 90 in poi questo edificio è stata il cuore del primo sistema di prenotazione elettronico d’Italia e forse d’Europa.
Nei giorni scorsi l’azienda ospedaliera Sant’Orsola Malpighi ha deciso di chiudere il punto Cup della storica palazzina. Sono rimasti attivi solo due sportelli in un altro padiglione dell’ospedale. Devo ammettere che la cosa mi ha fatto dispiacere (ho anche cercato di far cambiare idea alla direzione dell’Azienda Ospedaliera, ma senza successo), perché i bolognesi erano affezionato a quel posto. Lì si iniziò a prenotare le visite e gli esami in una maniera nuova, quella che ha precorso i tempi di Internet e che è stata poi imitata in tutte le altre città.

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scritto da Mauro Moruzzi

2012 Nov
09

Ieri sera ho incontrato i 60 dipendenti di Cup2000 che lavorano nelle portinerie informatizzate (PdA, punti di accettazione) e nella palazzina Cup dell’Ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna. È stato un incontro vero. Sono lavoratori con una alta professionalità, che utilizzano software di prenotazione delle visite e di accettazione degli utenti estremamente complessi. Ma sopratutto sono persone che ogni mattina incontrano centinaia e migliaia di cittadini che per un problema di salute si recano in ospedale. Il loro compito è di risolvere questi problemi indirizzando i cittadini al posto giusto. In questo lavoro, che fanno da anni, «ci mettono la faccia» per conto del servizio sanitario pubblico.
Si è discusso con loro di prospettive occupazionali (l’azienda ospedaliera ha, come tutta la sanità, problemi economici e di bilancio) e della intenzione di togliere il Cup Metropolitano dalla Palazzina e dal S.Orsola.
Dovremo dare un futuro a questi lavoratori e al servizio del Cup Metropolitano di Bologna, perché sono stati loro a cambiare, in termini di trasparenza ed efficienza, il volto burocratico e discrezionale della vecchia sanità e del vecchio ospedale, dove per entrare dovevi o pagare o avere un cugino infermiere.
p.s.:la «palazzina Cup» dell’ospedale Sant’Orsola è quella in cui è nato, nel gennaio 1990, il Cup di Bologna, il primo centro elettronico unificato di prenotazione d’Italia che è servito da modello per tutti i Cup delle altre regioni. Per i bolognesi è anche un simbolo di questo passaggio dal vecchio al nuovo.

scritto da Mauro Moruzzi

2012 Nov
01

Centinaia di cittadini si sono recati allo stand di Cup2000 a Smart city per attivare il loto FSE

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scritto da Mauro Moruzzi