Gli “sportellisti” del Cup, quelli che “ci mettono la faccia” per conto del servizio sanitario pubblico

Ieri sera ho incontrato i 60 dipendenti di Cup2000 che lavorano nelle portinerie informatizzate (PdA, punti di accettazione) e nella palazzina Cup dell’Ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna. È stato un incontro vero. Sono lavoratori con una alta professionalità, che utilizzano software di prenotazione delle visite e di accettazione degli utenti estremamente complessi. Ma sopratutto sono persone che ogni mattina incontrano centinaia e migliaia di cittadini che per un problema di salute si recano in ospedale. Il loro compito è di risolvere questi problemi indirizzando i cittadini al posto giusto. In questo lavoro, che fanno da anni, «ci mettono la faccia» per conto del servizio sanitario pubblico.
Si è discusso con loro di prospettive occupazionali (l’azienda ospedaliera ha, come tutta la sanità, problemi economici e di bilancio) e della intenzione di togliere il Cup Metropolitano dalla Palazzina e dal S.Orsola.
Dovremo dare un futuro a questi lavoratori e al servizio del Cup Metropolitano di Bologna, perché sono stati loro a cambiare, in termini di trasparenza ed efficienza, il volto burocratico e discrezionale della vecchia sanità e del vecchio ospedale, dove per entrare dovevi o pagare o avere un cugino infermiere.
p.s.:la «palazzina Cup» dell’ospedale Sant’Orsola è quella in cui è nato, nel gennaio 1990, il Cup di Bologna, il primo centro elettronico unificato di prenotazione d’Italia che è servito da modello per tutti i Cup delle altre regioni. Per i bolognesi è anche un simbolo di questo passaggio dal vecchio al nuovo.

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