Il Fascicolo Sanitario e Cup2000, risposta a Gianluca

Il Fascicolo Sanitario e Cup2000. Scrive su questo Blog Gianluca “Caro professore, ho da poco fatto il fascicolo elettronico e seguo con interesse il suo blog e le iniziative della fondazione Ardigò. Ho però qualche domanda da farle. Perché nessuna delle le persone che qui conosco sa che il fascicolo esiste? Perchè neanche i medici sono stati informati?Inoltre ho sentito dire agli sportelli del Cup che la società che gestisce il tutto potrebbe chiudere. Cosa succederà quindi? Mi rivolgo a lei perché sapere cosa ne pensa. La ringrazio.G. Rava, Anzola”. Sulla diffusione del Fascicolo in Emilia Romagna ho già scritto più volte. Intanto vedo dal bel sito di Cup2000 (rinnovato di recente, http://www.cup2000.it/ ), che le richieste di attivazione del FSE da parte cittadini superano le 400.000. Sono ancora pochi rispetto agli oltre 4 milioni di abitanti della regione, ma sono comunque tante (e tantissime rispetto alla situazione italiana). Qualcosa si sta muovendo. Certo, si potrebbe far di più perché l’FSE è una realizzazione rivoluzionaria in sanità e soprattutto anti-burocratica. Sul futuro di Cup20000 – la società che gestisce il Cup e ha realizzato il Fascicolo del Cittadino – il discorso è diverso. Come è noto questa azienda è stata co-fondata diversi anni fa da Achille Ardigò e da me, per svolgere la funzione di ‘soggetto terzo’ tra la burocrazia sanitaria e i cittadini (a garanzia di questi ultimi) e creare un ponte di comunicazione diretto tra paziente e medico curante. Su questo tema, tipicamente ardigoiano – il soggetto terzo – ho scritto di recente un saggio pubblicato dall’Editore Franco Angeli nel libro ‘Ardigo nelle attività istituzionali’ (2017). Cup2000, nel corso degli anni è diventata il punto di riferimento culturale e progettuale nazionale di una sanità Smart di generazione Internet, che mette il cittadino al centro. È sempre stata economicamente in attivo,  ha creato il Cup di Bologna metropolitano, ha inventato il Fascicolo Sanitario Elettronico. Oggi siamo in una fase in cui questo ruolo ‘terzo’ è a rischio, nonostante la progettualità innovativa e l’intensa attività scientifica, seguita direttamente da oltre due anni da un Comitato Scientifico estremamente qualificato, che ho avuto l’onore di presiedere dopo Achille Ardigò. Attualmente sono in corso progetti che interessano il futuro della sanità digitale e del welfare dell’Emilia Romagna, come l’Ospedale Digitale – in collaborazione con l’Università di Bologna – e il Distretto del Welfare elettronico, la diffusione del FSE nelle scuole, l’alta formazione eHealth dei quadri dirigenziali delle ASL. Sarà possibile portare ancora avanti questi progetti? Dare una nuova mission alla società come driver di un nuovo modello di sanità ad alta comunicazione centrato sul paziente? Molto dipende dalle scelte che faranno i Soci e primis la Regione Emilia Romagna e dalle competenze messe in campo, che non potranno che essere – come è avvenuto in altre regioni – di altissimo valore professionale. 

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