Internet all’Istituto Superiore di Sanità

L’Istituito Superiore di Sanità, in viale Regina Elena a Roma, ha una sede imponente, in perfetto stile impero. Con la sua aquila marmorea che domina l’ingresso maestoso, parrebbe il luogo meno adatto per discutere di Internet e Sanità, del futuro informazionale del nostro sistema sanitario. Ma non è così. Lì, mercoledì scorso, in una delle sale più prestigiose che ha visto passare anche qualche Premio Nobel, con scansie zeppe di microscopi e strani alambicchi di inizio secolo, si è parlato animatamente di questo ed anche, non casualmente, di eugenetica. Devo ringraziare Monica Bettoni, direttore generale dell’Istituto, per avermi chiamato a tenere una conferenza di presentazione del mio ultimo libro sull’argomento, alla presenza di dirigenti ed esperti della sanità italiana. Il confronto si è subito polarizzato su un tema centrale della Nuova Sanità: la personalizzazione della cura e, in generale, del servizio di salute al tempo delle reti di Internet. Il passaggio è epocale, come ha ricordato intelligentemente Claudio Clini, direttore dell’Agenzia Sanitaria della Regione Lazio. Nel ‘900 nasce la medicina moderna; nasce la clinica descritta mirabilmente da Michel Foucault (Nascita della clinica,1963). E’ lo stesso Foucault che sottolinea il passaggio da un’episteme ad un’altra, da un modo di sentire e vivere la scienza ad un altro, attraverso sbalzi che possono avere natura eterogenea, anche politica o addirittura bellica. Questi passaggi non sono governati da logica interne alla scienza, ma, spesso, da avvenimenti esterni, apparentemente non logici. Non a caso Foucault usa il termine archeologia per individuare la complessa ricerca storica dell’episteme. Nella seconda metà del’900 sono stati istituiti i moderni servizi sanitari europei, a partire dal NHS inglese. E’ un’epoca culturalmente dominata dalla sconfitta dell’eugenetica nazista e fascista. E’ la volontà collettiva dell’uomo che con la violenza sociale e la guerra ha portato morte e malattie. La malattia, come la salute, viene vista essenzialmente come un fattore esterno alla persona. La medicina e la cura diventano sempre più ambientali, sociali e a-individuali. I percorsi di prevenzione, cura e riabilitazione si politicizzano, si socializzano, si standardizzano. Perdono personalizzazione, come accade per i prodotti industriali di massa. La riforma sanitaria, con le USL, arriva in Italia ancora più tardi, dopo il 68, quando questa cultura ambientale e collettiva, lontana dalla personalizzazione, si era ulteriormente estesa e radicata. Ma la fine del 900 – il secolo dominato dalla burocrazia industriale e statale – porta due grandi sbalzi epistemologici: le scoperte sul genoma umano, i progressi della genetica; e Internet, la rivoluzione informazionale. Si (ri)scopre non solo che ogni corpo umano è diverso da tutti gli altri, ma anche che il servizio salute può essere, attraverso le reti, comunicato (valorizzato) in forme sempre più personalizzate. Personalizzate e condivise, senza che questo appaia una contraddizione in termini. Le reti di Internet consentono una gestione del percorso salute-malattia sempre più individualizzata. La cura si personalizza dal lato clinico, farmaceutico, assistenziale, psicologico. Ma con Internet si può anche comunicare e condividere con altri, perfino con milioni di altri, la una condizione individuale di malattia o di salute. La conoscenza di queste reti di salute (e-Care, e-Health) diventa pertanto un fattore strategico. Durante l’incontro all’ISS, Livia Di Minco, direttore responsabile del Nuovo Servizio Informativo del Ministero della Salute, ha ricordato il progetto dell’Osservatorio Nazionale delle reti e-Care che Cup 2000 sta realizzando per il Ministero assieme alle Regioni. Conoscere e costruire le reti Internet di sanità diventa così un modo per progettare la salute, ma soprattutto per comunicarla.

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