La ‘verità vera’ delle settanta bare del Pio Trivulzio

Ci sono 70 bare accatastate al Pio Albergo Trivulsio e altre in arrivo, tutti i giorni. Ai parenti è stato proibito ogni contatto con le persone decedute. È la norma oggi. Come sono morti non si sa, anche se tutti sanno che è una strage da COVID19, ma non si può dire, solo sussurrare. Anche l’altro anno ne sono morti tanti. Certo ora di più ma non bisogna speculatore. C’è gente in giro pagata per screditare. E tutto ok. Lo dicono i vertici regionali. Non lo dice il sindaco Sala ma poi non si sbilancia più di tanto. Il ministro della salute promette la solita ispezione che si perderà nelle nebbie del tempo. Più minacciosa, come sempre, la procura, ma si sa come sono i giudici di Milano, ormai tutti li conoscono. I vertici del Pio Trivulzio (DG Giuseppe Calicchio, nominato da Regione-Lega e il presidente Maurizio Carrara dal Comune-PD) tacciono, non rispondono ai soliti giornalisti curiosi. È un quadretto perfetto di quella che si chiamo ISTITUZIONE TOTALE. Dove, quando ci finisci dentro e la situazione degenera, per qualche motivo, non hai scampo. Sei un povero oggetto in balia della sorte. E della morte. L’istituzione chiude le sue porte e guai a chi rimane dentro. Nel 1961 il sociologo americano Erving Goffman pubblica Asylums. Le istituzioni totali: i meccanismi dell’esclusione e della violenza (Asylums: Essays on the Condition of the Social Situation of Mental Patients and Other Inmates) attingendo informazioni dall’Istituto d’igiene mentale di Washington . Arriva a descrivere le “istituzioni totali”, come, appunto, il Pio Trivulzio. La reazione dei pazienti reclusi in questi luoghi della burocrazia. L’individuo che viene privato degli aspetti abituali di una vita. Dove tutto è “sotto controllo”. Il significato simbolico degli eventi all’interno dell’istituzione non è quello che si percepisce nella vita di ogni giorno. È ‘profanato’ come prassi quotidiana, compresa la morte (“erano 50 bare nel 2019, perché stupirsi se ora sono 70!” dichiara ‘l’operatore‘ del Trivulzio). In realtà sono trecento, i morti da gennaio a aprile. Ma poi, lui, Goffman in questo caso, ci dà la spiegazione: in questi posti non esiste alcuna “verità vera”, ma solo ”interpretazioni della verità“. E allora perché non si accontentano questi giornalisti, sempre lì, around il Trivulzio? (Foto. La Repubblica 7 aprile 2020)


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