Sei anni fa ci lasciava Achille Ardigò: un appuntamento pubblico mercoledì pomeriggi all’Università di Bologna (Strada Maggiore 45) per ricordarlo

Il 10 settembre 2008 Achille Ardigò ci lasciava. Aveva trascorso gli ultimi otto anni della sua vita riflettendo e scrivendo su un welfare ‘dalla parte dei cittadini’, non autoreferenziale, non condizionato (e inquinato) in maniera preponderante dalle tecnostrutture, dalle macro organizzazioni, dalla burocrazia pubblica.
La sua ultima base operativa di lavoro, il suo ‘Labour Office’ era a Cup2000, in via di Borgo San Pietro. In quell’ufficetto veniva due mattina alla settimana e lambiccava con un vecchio pc Apple, quelli dal video a forma di pera. Quando tutti noi, nei primi anni del nuovo millennio, avevamo aderito in maniera incondizionata a Microsoft e a Windows, lui continuava a lavorare con il vecchio Mec. Ai tecnici che con fatica e sbuffando cercavano di far funzionare il vecchio computer (‘roba da modernariato’), rispondeva seccato che la Apple di Steve Jobs aveva una marcia in più e che noi, seguendo le mode I T effimere come allocchi, non c’è ne stavamo accorgendo.
Il suo ultimo libro è stato ‘Famiglia, solidarietà e nuovo welfare’ (Franco Angeli Editore) del 2006 a cui ho contribuito con un capitoli sulle nuove tecnologie human centered . Partendo dalla storica legge di riforma socio-sanitaria del 1978 ‘(la 833’), Ardigò coglie le profonde contraddizioni esplose nel welfare italiano tra decentramento e accentramenti pubblici. Lui vede in queste contraddizioni il drammatico passaggio da un “sistema burocratico industriale” ad una “società dei servizi postmoderna” che stenta ad uscire da un welfare state (e da una classe politica) statalista. Questo passaggio è reso ancora più critico dal forte invecchiamento della popolazione, dalla eccezionale denatalità e dal venir meno del lavoro per i giovani che stazionano in casa a spese dei genitori dopo aver compiuto i trenta anni di età. Tutto ciò alimenta forti squilibri socio-demografici. Un nuovo welfare richiede non solo un diverso sistema di servizi sociali incentrato sulla domiciliarità, ma anche un incontro straordinario, reso possibile dalla crescita globale di Internet, tra tecnologie della comunicazione e sistema socio-sanitario. In Ardigò è già ben presente l’enorme valore sociale prima dei CUP (era stato l’Anfitrione culturale del Cup Metropolitano bolognese del 1989) e poi del FSE, che in quegli anni ha contribuito a ideare a dispetto delle resistenze tecnico-informatiche, di quelle politiche e burocratiche, per costruire un welfare ad ‘alta comunicazione’ e a ‘bassa burocrazia’.
Temi attualissimi, che penetrano come lame affilate nel dibattito politico ed istituzionale di oggi, oggetto dei confronti in corso sull’Agenda Digitale Italiana che il governo di Matteo Renzi deve attuare, ma anche che segnano il futuro della Regione Emilia Romagna e della Città Metropolitana di Bologna come Smart City.
Ma ti tutto ciò parleremo mercoledì pomeriggio al convegno promosso dal Dipartimento di Sociologia dell’ Università di Bologna.

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