L’esperienza bolognese della Scuola Achille Ardigò di welfare di comunità-prossimità e il confronto con l’esperienza del Club Innovatori Sanità Km 0 del Veneto e di Padova
Prof. Mauro Moruzzi (Presidente Scuola di welfare Achille Ardigò)
Padova – Consorzio Arsenal- /Club Innovatori Sanità
11 maggio 2026
1. Esperienza bolognese di Welfare di Comunità-Prossimità
- Collaborazione tra Scuola Achille Ardigò, Comune e Università di Bologna
(Dipartimenti Scienze politiche e sociali,, Sociologia, DAR, Giuridico). - Otto anni di ricerca e formazione sul welfare di comunità.
- Due pubblicazioni (“quaderni”) di riferimento:
- Quaderno giallo (2022): visione e modello di welfare.
- Quaderno blu (2026): fotografia aggiornata delle fragilità e delle opportunità della città.
- Tre target principali:
- anziani, che vivono 20 anni di più rispetto al passato
- giovani coppie con figli a basso reddito
- adolescenti con limite opportunità di inserimento sociale
- Temi centrali: sicurezza, accesso ai servizi, salute, relazioni sociali come valore, accesso alla cultura, digitalizzazione dei servizi.
2 — Il welfare di comunità: una nuova idea di benessere
- Welfare plurale e di prossimità.
- Servizi co-progettati, co-programmati e co-valutati.
- Valorizzazione delle relazioni umane come infrastruttura sociale.
- Uso delle reti socio-tecniche: eCare, CUP, FSE, telemedicina, AI, My Page.
- Dopo il Covid e dentro il PNRR emerge la necessità di:
- superare il welfare “a silos”,
- integrare sanitario, sociale e culturale,
- costruire un welfare “abilitante”, non solo riparativo.
- Obiettivo: il “welfare della vita buona”.
3 — La città sotto la superficie: luci e ombre
- Bologna (come Padova) ai vertici nazionali per reddito e occupazione.
- Ma dietro i dati medi emergono forti diseguaglianze:
- tre quarti dei cittadini dichiarano meno di 30.000 € annui.
- Le crisi recenti hanno ampliato le fragilità:
- crisi economica 2008,
- pandemia Covid,
- inflazione e tensioni geopolitiche.
- Cresce una “fascia grigia”: famiglie non povere ma vulnerabili, non necessariamente immigrate.
- La povertà è multidimensionale:
- lavoro,
- casa,
- salute,
- relazionale (carenza delle famiglie autoctone rispetto alale comunità immigrate)
- povertà educativa.
- Povertà digitale (digital divide)
- Povertà culturale (conoscenza e valorizzazione “del bello”)
4 — Vivere a lungo: la nuova questione sociale
- Bologna (come Padova) invecchia rapidamente:
- +13% over 75 dal 2000,
- 223 anziani ogni 100 giovani.
- Quasi il 38% degli over 65 vive solo.
- Crescono:
- solitudine,
- fragilità,
- non autosufficienza.
- Vivere più a lungo non significa vivere meglio:
- aumento delle patologie croniche,
- difficoltà di accesso alle cure,
- crisi della medicina territoriale.
- Nuove criticità:
- digital divide,
- accesso ai servizi digitali: AI, FSE, telemedicina.
- La famiglia tradizionale non riesce più da sola a sostenere il welfare.
5 — La città cambia: casa, relazioni, comunità
- Denatalità e crescita delle famiglie unipersonali.
- Trasformazione urbana: turismo, studenti, piattaforme come Airbnb.
- Emergenza abitativa:
- aumento affitti,
- competizione tra residenti, studenti e turisti.
- La casa diventa epicentro della crisi sociale e familiare (fattore di reddito, problemi di ereditarietà che ne limitano l’uso sociale)
- Cambiano anche le relazioni:
- indebolimento dei legami di vicinato,
- crescita dei “non luoghi”,
- socialità sempre più digitale.
- Occorre ricostruire comunità e piccoli gruppi relazionali.
6 — Case della Comunità e integrazione socio-sanitaria
- Il DM 77/2022 introduce le Case della Comunità.
- Rischio principale:
trasformarle in semplici poliambulatori. - La ricerca sul quartiere Navile mostra che:
- salute e territorio coincidono con le relazioni sociali.
- Esperienze sviluppate:
- prescrizione sociale,
- infermiere di comunità,
- budget di salute,
- laboratori partecipativi con anziani, migranti e adolescenti.
- Idea centrale:
non esistono Case di Comunità senza comunità che partecipano.
7 — Welfare culturale: cultura come infrastruttura sociale
- Il welfare culturale non è intrattenimento: è uno strumento di inclusione e coesione sociale.
- La cultura:
- riduce le diseguaglianze,
- rafforza la cittadinanza,
- crea partecipazione benessere
- crea benessere psicologico e fisico
- Biblioteche, teatri, musei e centri di quartiere diventano:
“infrastrutture di comunità”. - Le ricerche nei quartieri bolognesi mostrano che:
- arte e cultura aiutano a ricostruire relazioni,
- contrastano isolamento e ghettizzazione,
- favoriscono empowerment individuale e collettivo.
8 — Il futuro della città: rigenerare legami
- Anche se le città sono d’eccellenza – come Bologna e Padova – il futuro dipende dalla capacità di:
- riconoscere le fragilità invisibili,
- ridurre le diseguaglianze,
- rafforzare le relazioni sociali.
- Il vero investimento strategico è il welfare di comunità-prossimità.
- Tre caratteristiche della città:
- primato reale nel contesto nazionale;
- presenza di fragilità profonde e diffuse;
- enormi potenzialità culturali, sociali e scientifiche.
- La vera prosperità si misura nella capacità di includere chi oggi resta ai margini del benessere.

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