Cup2000 compie 20 anni. Sogni, innovazioni e altro.

La società, che fondammo io e Achille Ardigo il 30 settembre 1996  per portare innovazione tecnologica in sanità  ‘dal lato del cittadino e non solo del sistema’ ( la frase è di Ardigo), compie 20 anni. Ha alle sue spalle un’esperienza glorioso: 1999, realizzazione del primo Cup Metropolitano italiano (quello cittadino era del 1990): collaborazione con Genova, Milano, Firenze, Napoli, Cagliari, Venezia, Mantova, Torino e Palermo per diffondere in Italia i Cup, per prenotare visite ed esami elettronicamente, in maniera non discrezionale; 2002, e-Care per assistere con call center glì anziani fragili e il medico on line, gratuito e con l’apporto volontario di professionisti della medicina; 2004, la Rete Sole per i medici di famiglia e la sanità dell’Emilia Romagna; poi la costruzione,  a Minerbio nel  bolognese, di un grande centro per digitalizzare le cartelle cliniche cartacee ospedaliere e dare la possibilità ai cittadini di riceverle on line; 2006-2009, nascita del Fascicolo Sanitario Elettronico del cittadino, nonostante l’iniziale opposizione della burocrazia sanitaria (non ancora del tutto superata); 2013, presentazione del progetto del distretto della sanità e del welfare elettronico nella zona nord del centro storico di Boligna per favorire anche l’occupazione di giovani in questo settore di punta. Ultima tappa: 2016, il Comitato Scientifico di Cup2000 presenta, con il concorso di operatori e tecnici, il progetto del Cup Automatico per contribuire a risolvere il grave problema delle liste di attesa in sanità. In questi anni, e anche nel giugno scorso in un meeting europeo di otto paesi della Comunità, Cup2000 è stata uno dei più importanti punti di riferimento culturale per l’innovazione tecnologica in sanità e nel welfare. Ha fatto scuola in Italia e in Europa. Tutto bene quindi? No, sarebbe  un errore non vedere i pericoli di un ritorno al passato, di una gestione burocratica del patrimonio innovativo che perde progressivamente  la sua potenzialità di cambiare le cose, appunto, ‘dal lato dei cittadini’. Già nel 2013 furono varati progetti istituzionali sbagliati e liquidatori dell’esperienza di Cup200, fortunatamente è saggiamente quasi mai messi in atto. Oggi si va verso una ‘razionalizzazione’ delle società regionali, di cui Cup2000 fa parte, con accorpamenti e fusioni, certo utili e forse necessari, ma ancora non si avverte  un progetto chiaro nei suoi contenuti innovativi e sociali, cioè, come avrebbe detto Ardigò, rivolto a migliorare con Internet e la tecnologia  il rapporto tra servizi pubblici, sanitari e cittadini assistiti. Cup2000 spa è stata, non bisogna dimenticarlo, un grande progetto sociale e non solo un’iniziativa economica. Ha vissuto per lungo tempo come ‘soggetto terzo’ tra il mondo dellle istituzioni (e della burocrazia) e quello dei cittadini, a cui ha cercato di dare servizi innovativi,p. Cup200 ha così cercato di rompere, quando ha potuto, quel circuito di separstezz e di poteri autoreferenziali, a volte di arroganza, che limitano il mondo e i problemi della gente da quelli del sistema politico-istituzionale. Un compito difficile, spesso pagato con asprezze e diffidenze. Noi tutti applaudiamo quando le grandi start up californiane annunciano, praticamente ogni mese, grandi innovazioni per il ‘consumer’ con le parole di qualche Steve Jobs. Non ci rendiamo conto che le stesse cose di Internet che tentiamo di fare qui, nel nostro paese e nella nostra regione con originalità, trovano,  in particolare se applicate alla pesante macchina della pubblica amministrazione,  ben altra accoglienza, fatta spesso di sbarramenti politici, culturali e burocratici; così  è stato per il FSE e prima ancora per il Cup e l’eCare. Innovare significa trasformare aspirazioni, bisogni e perfino qualche sogno della gente in una risposta, in qualcosa che aiuta a superare una difficoltà; significa uscire dalle logiche del potere e dell’opportunismo che conserva, opprime, avvilisce. Una strada sempre in salita, che non ha, purtroppo, comode scorciatoie. È stata al nostra strada, ma non posso assicurarvi sarà anche quella del futuro.

Bo, c

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