Fusione Lepida-Cup2000. Incontro a Milano (Poltecnico-Bocconi-AssinterAcademy) sulla riorganizzazione delle società regionali ICT.

Relatori di eccellenza venerdì a Milano al Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico (Antonio Sammaritani – Agid, Mariano Corso – Politecnico, Paolo Pasini – Bocconi, Clara Fresca Fantoni – Assinter e molti altri)  per analizzare strategicamente la riorganizzazione delle 15 società ICT in house delle Regioni Italiane. Due le idee forti: il nuovo corso di queste società, che sono la miglior espressione dell’in house regionale, deve essere caratterizzato da un nuovo rapporto, non concorrenziale ma di partnership, con il mercato ICT ( non devono produrre ciò che c’è già, ma essere driver dell’innovazione e rispettose del ruolo delle imprese private) e dovranno costituire un network nazionale dell’ICT per i servizi on line della PA che abbia come hub l’Agid e Assinter Italia ( su questo punto ha insistito Samaritani, DG di AGID, l’agenzia del Governo per l’ attuazione dell’Agenda Digitale italiana). Di fatto queste società, con quasi 5000 dipendenti, sono, in rete, la più grande azienda informatica nazionale. Grande attenzione alla formazione e quindi al ruolo strategico che svolge è ancora di più può svolgere  Assinter Academy. La presenza al workshop di alcune delle maggiori imprese private ICT italiane è un segnale importantissimo di disponibilità del mercato a collaborare e un successo del nuovo corso inaugurato da Assinter Italia. Ottima partenza per l’attuazione del Decreto Madia.

Per l’Emilia Romagna è intervento Lorenzo Broccoli -DG personale, organizzazione e ICT – che ha ribadito l’impegno a valorizzare il patrimonio industriale e di competenze di Cup2000 e Lepida, due realtà importanti nel contesto della governance regionale, che dovranno efficacemente integrarsi “senza che l’una mangi l’altra”.  Anche questo mi sembra giusto. Occorre però un piano industriale a forte valenza culturale, orientato a far decollare l’e-welfare dell’Emilia Romagna che ha un cuore forte ma ancora ‘novecentesco’, a bassa comunicazione. 

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