Renzi in USA pensa al Super Calcolatore IBM per la sanità italiana del futuro. È una scelta culturale giusta? Forse no.

Ho qualche dubbio sull’accordo che Renzi ha fatto ieri negli Stati Uniti con iBM sulle nuove tecnologie per sanità del futuro ( l’IBM, pare, investirà 150 milioni nella nuova cittadella della scienza in area ex Expo, assieme ai big della sanità privata italiana: Humanitas, IEU, San Raffaele) . L’impianto culturale è vecchio, cioè quello delle IBM che da oltre trenta anni pensa a un supercomputer (Watson Health) in grado di raccogliere tutti i dati a supporto del medico di alta specialità. Forse è bene ricordare che i progettisti di Watson avevano pensato originariamente (e fino a non molto tempo fa!) a un super-computer calcolatore scollegato di fatto da Internet. I dati non stavano nella Rete, cioè nei miliardi di nodi delle tante reti di Internet, ma in un unico super calcolatore. Solo successivamente hanno pensato di collegarlo effettivamente alla Rete per raccogliere Big Data. In sostanza, ci sono due culture tecnologiche dell’informazione nel mondo: quella dei calcolatori e delle IBM, che nasce nel periodo pre Internet; e quella della Rete, del Web e di Internet (e-Health, in sanità) che ha avuto tra i suoi giganti californiani come la Apple, Google, Facebook, ecc., ma anche la gente è i giovani hacker con i  social network. E che, non secondariamente, ha un ‘dominio’ democratico-partecipativo, basato, appunto, sulla nuova cultura dì Internet. Non vorrei che per il salto dell’Italia nella sanità del futuro pensassimo alla prima e non alla seconda ( la quale, non casualmente, si sposa meglio con il business della sanità privata delle varie Humanitas). Anche l’e_Health vive in questa dualità culturale: L’informatica sanitaria privata e sopratutto quella statunitense è basata sulla prima Ssupe Tech Hospital); quella dei sistemi sanitari pubblici europei, a partire dai paesi del Nord, sulla seconda (Personal Health Record). In Italia abbiamo delle ottime aziende di informatica elettronica di generazione Internet, capaci di produrre interoperabilità tra le reti e quindi e-Health (per intenderci, quelle, come Engeegnering, Dedalus, Lutek, Santer, Noema Life, Exprivia , EMC e altre, che stanno producendo le piattaforme tech per il fascicolo sanitario elettronico e per le cartelle cliniche elettroniche di seconda generazione). Queste aziende vendono interoperabilità e-Health nel mondo, perfino negli USA (che sono carenti di questa tecnologia). Perché non le valorizzarle assieme ai centri più dinamici della nostra sanità pubblica?

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