Risparmiare il 10% dei costi della sanità con il FSE e la de-materializzazione dei documenti

Il Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin ha dichiarato, in un intervista all’Espresso di questa settimana, che si possono risparmiare 7 miliardi digitalizzando il sistema sanitario italiano che ne costa quasi 110. L’affermazione non è priva di consistenza. Io penso che permettendo – come prevede la Legga dell’Agenda Digitale – a tutti gli italiani di utilizzare il Fascicolo Sanitario Elettronico (e quindi digitalizzando interamente il SSN) il risparmio sarebbe maggiore e l’efficienza anche.
Facciamo un piccolo calcolo, che è riportato in un mio libro di prossima pubblicazione del Penserò Scientifico Editore sulla de-materializzazione della sanità: per ogni documento sanitario de-materializzato in bit si calcola un risparmio ‘materiale’ (carta, stampe, francobolli, ecc) di almeno mezzo euro. La sanità italiana ne produce circa un miliardo all’anno.
Questo risparmio si raddoppia tenendo conto dei costi del personale (mani e gambe che fanno circolare i documenti cartacei, dall’infermiere allo sportellista). Il miliardo di euro così recuperato aumento per un coefficiente da 3 a 10 se si utilizzano tutti i dati de-materializzate per riorganizzare e programmare i percorsi clinici.
Faccio un solo esempio. Cup2000 ha de-materializzato nel 2013, per conto della Regione l’Emilia Romagna, il 90% dei documenti sanitari prodotti dal servizio sanitario regionale (70 milioni circa all’anno). Questo significa che nei server sono conservati tutti i dati di salute dei cittadini dell’Emilia Romagna – che hanno dato il consenso al FSE: quasi 4 milioni – e che possono essere consultati in forma individuale solo dal cittadino attraverso il suo FSE, ma in forma rigorosamente anonima e aggregata (come prevede la legge istitutiva del Fascicolo) dai programmatori.
Una conoscenza straordinaria – non ancora utilizzata dalla Regione e dalle Asl – che permetterà di confrontare la reale domanda di salute dei cittadini. Da tutti gli esami del sangue e da tutti i referti specialistici e diagnostici della popolazione emiliano-romagnola dell’ultimo anno posso conoscere il rischio per il diabete, per il colesterolo, quello oncologico, cardiopatico, le malattie della terza età, ecc, su base territoriale, sociale e altro ancora.
Questo rende possibile una gigantesca opera di riorganizzazione dei servizi sanitari nella regione, all’insegna di un avvicinamento tra domanda e offerta e quindi di una eliminazione degli sprechi, dei doppioni, dei reparti inutili o sovradimensionati per autoreferenzialità dei gestori.
Rispetto ad una spesa regionale sanitaria di oltre sette miliardi il risultato attesa non sarebbe inferiore al 10% e quello nazionale ai 10 miliardi.

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