Ticket che vanno e vengono

Pare ormai certo: da lunedì non pagheremo più il ticket AGGIUNTIVO di 10 €. su visite ed esami(La Repubblica). Il pare è solo riferito ai tempi di pubblicazione del provvedimento legislativo sulla Gazzetta Ufficiale. Luigi Spaventa, un economista serio, ha criticato in questi giorni la politica ondulatoria dei Governi sui ticket sanitari. Io penso che 1. il ticket, se equo, non è la “tassa sul macinato”, ma una forma moderna di compartecipazione dei cittadini al costo delle prestazioni rese dal servizio sanitario pubblico presente in quasi tutti i paesi europei; 2. purtroppo in Italia l’equità della misura viene incrinata dal fatto che metà della popolazione è esente dal pagamento dei ticket (sui criteri che regolano questa esenzione ci sarebbe molto da dire, poichè non è riservata solo ai cittadini con basso reddito o particolarmente bisognosi di cure come dovrebbe essere); 3. nel caso specifico (ticket aggiuntivo da 10 €.), il provvedimento era sbagliato perchè si applicava anche a prestazioni, come esami del sangue, che sul mercato hanno un prezzo inferiore al costo del ticket stesso e in ogni caso l’applicazione di due ticket (uno “normale” e uno “aggiuntivo”) creava solo confusione e malumore, favorendo economicamente i privati che operano in sanità.

ps: spesso la gente è scontenta anche per “come” si paga, dovendo fare file per pagare agli sportelli. Oltre all’uso dei Bancomat (già in funzione presso i punti Cup) occorre favorire il pagamento on line, via Internet e in ogni sportello automatico (come già si fa con per la ricarica dei telefonini). Va detto che cose tecnologicamente ormai facili e alla portata di tutti trovano ostacoli quasi insuperabili ad essere rapidamente accettate nelle organizzazioni sanitarie. Ho potuto direttamente costatare che, spesso, non è un problema di volontà da parte dei singoli dirigenti delle ASL, ma una “naturale” reazione di queste strutture all’innovazione. Le dinamiche che regolano queste reazioni andrebbero studiate più attentamente, partendo dalla costatazione che oggi l’incremento di valore di un servizio reso alla gente è dato soprattutto dal “di più” di COMUNICAZIONE.

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