Il Technical Meeting di Assinter Italia a Bologna sulla Sanità Elettronica

A Bologna, lunedì scorso, presso la sede di CUP 2000 spa, seminario (Technical Meeting) sulla sanità elettronica di Assinter Italia, l’associazione nazionale delle società regionali di ICT presieduta da Renzo Rovaris, direttore generale di CSI – Piemonte. La crisi economica globale ha portato a riflettere sul ruolo del pubblico nell’economia e sulla necessità di guardare alla next economy con apertura al mercato, ma senza paraocchi ideologici (statalisti o iper liberisti). In questo nuovo scenario le società delle Regioni che progettano ICT, in particolare reti e-Health, potrebbero avere un ruolo importante, sotto l’aspetto promozionale e progettuale. La costruzione di reti e-Health per la sanità e di reti e-care per l’assistenza integrata socio-sanitaria (reti del mondo della Nuova Internet), richiede un sforzo eccezionale sotto l’aspetto culturale (innanzitutto) e organizzativo. A questo difficile compito non è preparata né la pubblica amministrazione (locale, nazionale) né l’offerta di mercato, ancora troppo concentrata sui prodotti tecnologici di rete (software, hardware, connettività) e poco sulle reti. Le società regionali, di proprietà pubblica (delle Regioni e degli Enti Locali) potrebbe contribuire a colmare questo vuoto culturale e di progettualità, sulla base degli indirizzi della Regioni. Sarebbe poi importante che ciò avvenisse oggi, in un un particolare momento storico dell’informatizzazione italiana della sanità e del welfare. L’Italia ha una carenza nell’ICT applicata alla sanità (investimenti in reti e-Health, nel periodo 2006-08, dell’ordine del 1-2%, contro una media europea 5%: fonte Gartner) che rende ancora più drammatica la crisi economico-finanziaria. Questo intervento potrebbe, inoltre, avvenire in coerenza con la legge Bersani, quella che regola e limita l’attività delle società pubbliche locali a svolgere servizi esclusivamente per i loro soci e non per il mercato. Non solo: si potrebbe ipotizzare, sempre in accordo con le Regioni, un riuso di questo know how di reti prodotto dalle società regionali, creando un circuito virtuale e virtuoso tra le stesse (si scambiano il Know How senza farsi concorrenza, anche perché non possono, per legge, andare sul mercato) supportato da momenti di raccordo. Il Technical Meeting di Bologna ha dato un contributo in questa direzione culturale e organizzativa. Anzi, mi sento di aggiungere che è stato un bel momento di scambio di informazioni e esperienze, tra l’altro in un campo – quello, appunto, dell’e-Health – eccezionalmente avanzato; con illustrazioni spoglie di quel contorno, di quell’enfasi politica (“la carta dell’uovo di Pasqua”) che in genere accompagna le presentazioni delle esperienze locali in ambito politico-istituzionale nazionale. Si è, in sostanza, parlato e raccontato di fatti, di realizzazioni. I temi in discussione erano 4, dopo un’introduzione di Fulvio Barbarito (direttore SISS di Lombardia Informatica): 1. modelli di raccordo tra livello regionale e livello aziendale; 2. FaSP (Fascicolo SAnitario elettronico Personale); 3. Servizi on line al cittadino; 4. gestione dei nomenclatori. Io credo che l’apporto culturale al tema delle reti e-Health dovrebbe essere incentrato – in questa particolare fase di incontro tra Internet, la sanità e la riorganizzazione di servizi di Welfare – sulle architetture di sistema (il capitale organizzativo della rete), che restano, sempre a mio parere, ancora troppo vaghe nell’elaborazione del Governo, delle Regioni e perfino dell’Unione Europea. Parlare di “modelli di raccordo tra livello regionale e livello aziendale” è un buon inizio per definire alcuni capisaldi di architettura di sistema (regionale) delle reti e-Health in funzione del FaSP (oggi, anche per indirizzo governativo, sempre più FaSSP, cioè Fascicolo Socio Sanitario elettronico Personale). Ho proposto alla riflessione, assieme a Cesare Osti e Stefano Micocci, capiprogetto di CUP 2000, alcuni schemi che qui riproduco, basati sul concetto che la costruzione del FaSP (e del FaSSP) può essere soltanto un prodotto congiunto di reti orizzontali (quelle che collegano i MMG-PLS e generano, a livello della medicina di base, la cartella clinica informatizzata del paziente) e verticali (quelle ospedaliere e della medicina specialistica); che lo stesso percorso vale per la costruzione del “dato sociale” (dati riguardati la condizione socio-economica del cittadini in funzione del loro rapporto con il welfare state assistenziale) il quale concorre alla costruzione del FaSSP. Ho inoltre sottolineato che, rispetto a tutto questo, non sono indifferenti le modalità di apertura delle reti ai cittadini (reti tecno-sociali), e quindi la progettazione di nuovi portali di accesso, possibilmente “unificati” e in tecnologia wiki, per i servizi di sanità e sociale. Questi portali dovrebbero trasformarsi nel breve-medio periodo, come spero avvenga presto a Bologna, in socialnetwork dei cittadini per l’accesso ai servizi. Oltre all’area dell’accesso, e attraverso la strutturazione del dato di salute-sanità, è possibile costruire – come in parte si sta già facendo – reti e-Care che veicolano e-Service per la continuità assistenziale, soprattutto home care, e per la diffusione dell’eccellenza medica nel territorio (reti hub and spoke).

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