Una smartcard a tutti per accedere al FaSP

Oggi tre paginone del Corriere della Sera (pag. 47-48-49) sulla tessera sanitaria elettronica e sul Fascicolo sanitario personale (elettronico), il FaSP. Come sempre, nell’enfasi giornalistica, si confondono i problemi, che sono: 1. Come si forma e da cosa è formato il FaSP? 2. Come tutelare il diritto alla privacy del cittadino. 3 Come rendere questo indirizzo europeo realizzabile in tempi non storici? Sul primo punto, anche in questo servizio si dice poco o nulla. Regioni come la Lombardia continuano a fare massicci investimenti in strutture tecnologiche (rete, card, lettori, server, ecc.) seguendo una via diversa dall’Emilia-Romagna – Progetto SOLE, che ha subito puntato sul servizio: la trasmissione-condivisione del dato (referto, ecc.) tra i medici, preludio al FaSP e al collegamento con il cittadino. Oggi già oltre sette milioni di informazioni circolano nella rete. Poi si confonde l’accesso con la tutela della privacy: per accedere alle reti Internet non occorrono costose smartcard e, soprattutto, le informazioni non possono stare sicure dentro un pezzo di plastica portato in tasca e facilmente smarribile. Premesso che le informazioni devono stare in rete Internet, poiché la rete è presente ovunque, sorge un altro problema. Per rendere tecnicamente e legalmente sicuro l’accesso ai dati (tutela della privacy) dovremo distribuire a tutti gli italiani una smartcard con relativo microchip e lettore digitale a casa? Un bel costo. Ma siamo sicuri che è l’unico modo per risolvere il problema in tempi non storici? E poi, quali dati dovranno essere a disposizione del cittadino? Tutta la sua storia clinica o una schedulazione di patient summary adeguati alle esigenze di cure? Ne discuteremo con il Garante Franco Pizzetti nel convegno di Bologna di venerdì 7 Novembre (Tutela della privacy e sanità: Cup 2000, SPISA, Regione Emilia-Romagna)

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