Montezemolo e la Sanità, manca il FSE

Ieri ho fatto un salto al convegno “Sanità e Partecipazione” organizzato da Italia Futura (la fondazione di Luca Cordero di Montezemolo), dove il prof. Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene dell’Università Cattolica di Roma, ha presentato un rapporto sulla sanità italiana, tra cui: “la necessità di garantire al cittadino/paziente un pieno livello di informazione e consapevolezza nelle scelte sulla propria salute, perché nell’era di Internet è impensabile che le informazioni sulla salute non siano diffuse a livello capillare tra i cittadini per garantire la piena facoltà di scelta” (tema ripreso anche nelle conclusioni del presidente Montezemolo). Una questione centrale: comunicare sanità, non solo tra medici, ma anche con/tra cittadini, ad “alta intensità”, cioè in reti Internet/e-Health. Lo stesso argomento che avevo presentato un’ora prima, nella lezione al corso di Alta Formazione dell’Università di Bologna per i medici di famiglia che partecipano al progetto SOLE. La cosa però che mi ha stupito è l’assenza di ogni riferimento, nel rapporto della Fondazione, al Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), la vera novità e l’innovazione rivoluzionaria in atto nella sanità europea (e italiana, come sta avvenendo in Emilia-Romagna e in Lombardia). Il prof. Ricciardi ha concluso “operativamente” proponendo un portale nazionale Internet per il cittadino come quello del NHS britannico. Ma è una proposta vecchia di 10 anni! E oggi gli inglesi, infatti, stanno costruendo, come noi, il FSE, il loro Electronic Health Record del cittadino. Mi ha stupito che questa fondazione, che vuole essere iperinnovativa, si ritrovi poi, nelle proposte e nell’analisi, non aggiornata e ancorata a vecchi schemi culturali . Anche il Ministro Fazio, intervenuto all’iniziativa, non ha corretto l’impostazione, pur rilevando correttamente che il 45% dei ricoveri ospedalieri effettuati in Italia riguardano persone con oltre 65 anni che a loro volta rappresentano soltanto il 20% della popolazione. Ma questo, come si sa, è un problema di “comunicazione” del prodotto salute. L’incapacità di comunicare salute-sanità-assistenza ad alta intensità, ovvero attraverso le reti Internet (e-Health) ha come conseguenza una (ancora) alta ospedalizzazione soprattutto della popolazione anziana. Per “comunicare sanità” dobbiamo ancora trasformare il cittadino assistito in un “infermo”, come osservava Achille Ardigò, anche per cure non particolarmente intensive. Perché la nuova cultura Internet del FSE non viene capita in Italia dalla classe politica, anche da quella che vorrebbe essere molto innovativa (in Usa, dove i problemi della sanità sono tutt’altro che risolti, Obama ha fatto del FSE un punto centrale del suo programma di governo)?

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