Le istituzioni culturali devono fare anche welfare. Al quartiere Navile parte il corso popolare della Scuola Achille Ardigò con il Dipartimento DAR dell’Università di Bologna. Undici slide della mia lezione introduttiva.

Ieri, 1 ottobre 2020, ha preso avvio il corso popolare di quartiere della Scuola Achille Ardigò promosso assieme al Dipartimento DAR dell’Università di Bologna e alla Fondazione Innovazione Urbana. Il corso si svolge presso la sala Alessandri di via Gorky, nel quartiere Corticella ed è stata una scelta voluta e costruita con il Quartiere Navile che era presente con il suo presidente Daniele Ara e Stefania Ferri, responsabile dell’Ufficio Reti e un nutrito gruppo di operatori, consiglieri di quartiere e persone attive nel volontariato. È l’inizio di quella che chiamiamo la ‘scuola popolare Achille Ardigò di Quartiere’ : un percorso che sarà circolare in tutti quartieri di Bologna e in prospettiva anche nei comuni dell’area metropolitana (abbiamo già una ‘prenotazione’ da parte dei comuni delle Terre d’Acqua, quelli a nord ovest di Bologna). Per sottolineare l’importanza dell’iniziativa, che vuole costruire dal basso, con l’apporto di diretto degli operatori e dei volontari, un Welfare di Comunità partecipato, in grado di ripensare riprogettare profondamente i contenuti dell’assistenza tradizionale, erano presenti con interventi introduttivi il direttore generale del Comune di Bologna Valerio Montaldo e lo stesso direttore del Dipartimento DAR dell’Università Giacomo Manzoni. In pista per la lezione di partenza, il sottoscritto e la brava Giulia Allegrini del Dipartimento DAR-DAMS. Il luogo, le presenze, le sottolineature che prima Manzoli e poi Montalto hanno fatto per una nuova cultura del decentramento e della comunità istituzionale cittadina, della promozione culturale come parte integrante di un nuovo Welfare; poi il laboratorio che Giulia ha attivato e che continuerà e lavoro in aula per oltre due mesi, a scadenza quindicinale. Tutto ciò collocano questa esperienza in un contesto di valore nazionale. Bologna è uno dei pochissimi grandi comuni italiani ed europei ad attivare una scuola di welfare in collaborazione con l’università. Per offrire un ‘terreno terzo’ di riflessione teorica alla politica, alle policy, all’amministrazione pubblica. Per fornire elementi di innovazione nel campo dell’assistenza ai cittadini. Per costruire un Welfare di Comunità.

Presento qui alcune slide della mia lezione introduttiva al corso dedicata alla rappresentazione, seppur sintetica, della crisi del Welfare State in una prospettiva di Welfare di Comunità, di individuazione dei soggetti a cui rivolgere lo studio e la ricerca. In particolare alle famiglie a basso reddito, ai ragazzi che cercano una prospettiva di inserimento sociale e lavorativo, a quella sempre più numerosa parte di popolazione della terza età che, tra problemi e insicurezze, vive oltre vent’anni in più delle generazioni precedenti. Ai tanti gruppi e associazioni e forme di micro social che tendono a ricostruire, utilizzando anche le reti di Internet, nuove forme di solidarietà. In questo primo corso il nostro sguardo è andato alla promozione culturale come ‘diritto di cittadinanza’ per un nuovo welfare di Comunità, a quel ragazzo che chiede di poter sviluppare interessi e competenze diventando, se possibile, anche un protagonista in campo artistico, indipendentemente dal reddito dei genitori e dalle condizioni sociali del mondo di provenienza. Alle istituzioni non devono solo fare cultura, la miglior cultura, ma anche fare welfare. Trovare su Iperbole, il sito del Comune di Bologna, informazioni più complete sulla lezione.

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